
a cura del Dott. Alexandre M. Pallaoro
Chirurgo estetico – Master in chirurgia estetica Università di Padova
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L’alopecia cicatriziale comprende un gruppo di patologie e condizioni nelle quali il follicolo pilifero viene danneggiato in modo irreversibile e progressivamente sostituito da tessuto fibroso. A differenza di molte alopecie non cicatriziali, quindi, nelle zone in cui il follicolo è stato completamente distrutto il capello non può riprendere spontaneamente a crescere.
Non tutte le alopecie cicatriziali sono però uguali. Alcune sono provocate da una malattia infiammatoria che colpisce direttamente il follicolo, come il lichen planopilaris o l’alopecia fibrosante frontale; altre sono conseguenza di un’ustione, un trauma, un intervento chirurgico, una radioterapia o un’altra lesione che ha distrutto secondariamente i follicoli.
Questa differenza è fondamentale anche quando si valuta un eventuale trapianto di capelli. Nelle forme infiammatorie primarie la priorità è controllare la malattia e documentarne la stabilità. Nelle cicatrici secondarie, invece, una volta completata la guarigione è soprattutto necessario valutare le caratteristiche del tessuto, la vascolarizzazione e la capacità della zona di ricevere nuovi follicoli.
Alopecia cicatriziale in breve
- Il follicolo distrutto e sostituito da fibrosi non può produrre spontaneamente un nuovo capello.
- Una diagnosi precoce può permettere di preservare i follicoli non ancora danneggiati.
- Il trattamento medico dipende dalla causa dell’alopecia e deve essere impostato dallo specialista.
- Il trapianto non cura la malattia, ma può essere valutato per ripopolare alcune zone stabilizzate.
- Le alopecie cicatriziali primarie richiedono particolare prudenza per il rischio di riattivazione.
- Le cicatrici da trauma, ustione o chirurgia costituiscono una situazione clinica differente.
Indice
- Cos’è l’alopecia cicatriziale?
- I capelli possono ricrescere?
- Sintomi dell’alopecia cicatriziale
- Cause: alopecia primaria e secondaria
- Come si diagnostica?
- Come si cura l’alopecia cicatriziale?
- Esistono nuove cure?
- Alopecia cicatriziale e trapianto capelli
- Quanto deve essere stabile prima del trapianto?
- Perché il tessuto cicatriziale è più complesso?
- Micro FUE sezionale
- Cicatrici da trauma, ustione o chirurgia
- Test di attecchimento
- Risultati realistici
- Rischi e limiti
- Costi
- Esperienza della Clinica Pallaoro
- FAQ
Cos’è l’alopecia cicatriziale?
L’alopecia cicatriziale, detta anche scarring alopecia, è caratterizzata dalla distruzione permanente delle strutture follicolari responsabili della produzione del capello. Il processo patologico interessa in particolare aree del follicolo fondamentali per la sua capacità rigenerativa. Con il progredire del danno il follicolo viene sostituito da fibrosi, cioè da tessuto cicatriziale.
Per questo motivo il comportamento dell’alopecia cicatriziale è diverso da quello dell’alopecia androgenetica, nella quale i follicoli vanno incontro soprattutto a progressiva miniaturizzazione. Nell’alopecia cicatriziale avanzata, invece, il follicolo può non essere più presente.
All’osservazione la zona interessata può apparire liscia o lucida e può mostrare una riduzione o completa scomparsa degli osti follicolari, cioè dei piccoli punti cutanei dai quali normalmente emergono i capelli. Nelle fasi attive possono essere presenti anche arrossamento, desquamazione, pustole, croste o altri segni di infiammazione.
La progressione è molto variabile: alcune forme evolvono lentamente nell’arco di anni, altre possono determinare una perdita più rapida. Identificare precocemente la causa è importante perché, pur non essendo possibile recuperare un follicolo già distrutto, può essere possibile limitare l’estensione del danno proteggendo i follicoli ancora vitali.
Alopecia cicatriziale: i capelli possono ricrescere?
Se il follicolo è stato completamente distrutto e sostituito da tessuto cicatriziale, il capello non può ricrescere spontaneamente. È questa la principale differenza rispetto alle alopecie non cicatriziali.
Ciò non significa però che ogni capello presente in una zona infiammata sia necessariamente perduto. Nelle fasi iniziali possono coesistere follicoli già compromessi e follicoli ancora vitali. Il trattamento medico ha quindi soprattutto l’obiettivo di controllare il processo patologico prima che interessi ulteriori unità follicolari.
È importante anche distinguere tra ricrescita naturale e ricostruzione chirurgica. Il trapianto non rigenera il follicolo originario. Trasferisce invece nella zona interessata unità follicolari provenienti da una zona donatrice, quando le condizioni biologiche e cliniche permettono di prendere in considerazione questo tipo di intervento.
Un concetto importante
La terapia medica e il trapianto hanno obiettivi diversi. La prima cerca, quando possibile, di arrestare la malattia e conservare i follicoli ancora esistenti. Il trapianto può essere considerato successivamente per migliorare la copertura di zone nelle quali i follicoli sono ormai definitivamente perduti.
Quali sono i sintomi dell’alopecia cicatriziale?
I sintomi dipendono dalla forma di alopecia cicatriziale e dalla fase della malattia. Non tutti i pazienti presentano dolore o infiammazione evidente: alcune forme possono progredire in maniera relativamente silenziosa.
Tra i possibili segnali clinici troviamo:
- perdita localizzata o progressiva dei capelli;
- chiazze glabre con cute liscia o lucida;
- scomparsa degli osti follicolari;
- arrossamento del cuoio capelluto;
- desquamazione intorno ai follicoli;
- prurito;
- bruciore o sensazione di sensibilità cutanea;
- dolore in alcune forme infiammatorie;
- pustole e croste, soprattutto in determinate alopecie neutrofile;
- fuoriuscita di più capelli dallo stesso ostio follicolare, fenomeno definito tufting, caratteristico di alcune condizioni.
La presenza di sintomi infiammatori associati alla perdita localizzata dei capelli merita una valutazione dermatologica tempestiva. Attendere che la zona diventi completamente glabra può significare perdere follicoli che nelle fasi iniziali avrebbero potuto essere preservati.
Cause dell’alopecia cicatriziale: forme primarie e secondarie
La classificazione più utile dal punto di vista clinico distingue le alopecie cicatriziali in primarie e secondarie.
Alopecie cicatriziali primarie
Nelle forme primarie il follicolo pilifero rappresenta il bersaglio diretto del processo patologico. Si tratta spesso di condizioni infiammatorie nelle quali il danno interessa strutture essenziali per la rigenerazione follicolare.
Tra le forme più conosciute troviamo:
- Lichen planopilaris (LPP): condizione infiammatoria che può determinare eritema e desquamazione perifollicolare, prurito, bruciore e progressiva perdita permanente dei capelli.
- Alopecia fibrosante frontale (FFA): forma caratterizzata soprattutto dalla progressiva recessione dell’attaccatura frontale e temporale e frequentemente associata alla perdita delle sopracciglia.
- Lupus eritematoso discoide: manifestazione cutanea del lupus che può interessare il cuoio capelluto causando atrofia e cicatrizzazione.
- Follicolite decalvante: alopecia cicatriziale a prevalente componente neutrofila, frequentemente associata a pustole, croste, eritema e capelli riuniti in ciuffi.
- Cellulite dissecante del cuoio capelluto: condizione infiammatoria caratterizzata nelle forme più avanzate da noduli, ascessi, tragitti fistolosi e cicatrici.
Alopecie cicatriziali secondarie
Nelle forme secondarie il follicolo non costituisce il bersaglio iniziale della malattia. Viene distrutto perché il tessuto che lo contiene ha subito un danno sufficientemente importante.
Tra le possibili cause rientrano:
- ustioni termiche o chimiche;
- traumi profondi del cuoio capelluto;
- precedenti interventi chirurgici;
- alcune infezioni profonde;
- radioterapia;
- alcune patologie cutanee distruttive;
- asportazione chirurgica di lesioni o tumori cutanei.
Perché questa distinzione è fondamentale?
Una cicatrice glabra conseguente, per esempio, a un trauma o a un intervento chirurgico non presenta necessariamente lo stesso comportamento di un’alopecia cicatriziale primaria ancora capace di riattivarsi. La diagnosi precisa modifica quindi sia il trattamento medico sia la valutazione di un eventuale trapianto.

Come si diagnostica l’alopecia cicatriziale?
La diagnosi dovrebbe individuare non soltanto la presenza della cicatrizzazione, ma soprattutto la causa che sta determinando la distruzione follicolare e il suo eventuale grado di attività.
Anamnesi ed esame del cuoio capelluto
Il medico valuta il momento di comparsa della perdita, la sua evoluzione, eventuali sintomi come prurito o bruciore, patologie concomitanti, farmaci assunti, precedenti interventi, ustioni o traumi e la distribuzione delle aree alopeciche.
Tricoscopia
La tricoscopia è un esame non invasivo eseguito mediante dermatoscopio o videodermatoscopio. Permette di osservare a ingrandimento strutture non facilmente valutabili a occhio nudo e può aiutare a distinguere un’alopecia cicatriziale da una non cicatriziale.
Tra i reperti possibili possono comparire assenza degli osti follicolari, aree biancastre fibrotiche, desquamazione perifollicolare, alterazioni vascolari, pustole o capelli a ciuffo. Il quadro varia però significativamente a seconda della specifica malattia.
Biopsia del cuoio capelluto
Quando il quadro clinico e tricoscopico non è sufficiente, la biopsia può fornire informazioni importanti per definire il tipo di alopecia e il processo infiammatorio presente. Generalmente il campione viene prelevato da un’area rappresentativa, spesso in prossimità del margine attivo della lesione.
La biopsia non deve essere considerata automaticamente necessaria in ogni paziente: la sua indicazione viene stabilita dallo specialista in relazione alla storia clinica e ai reperti osservati.
Come si cura l’alopecia cicatriziale?
Non esiste una terapia unica valida per tutte le alopecie cicatriziali. Il trattamento dipende dalla diagnosi specifica e dalla fase della malattia.
Nelle forme primarie l’obiettivo principale è ridurre o arrestare il processo infiammatorio, limitare i sintomi e preservare i follicoli che non sono ancora stati irreversibilmente danneggiati.
A seconda della patologia il dermatologo può valutare terapie locali, infiltrative o sistemiche, comprendenti per esempio corticosteroidi e altri farmaci ad azione antinfiammatoria o immunomodulante. La scelta del trattamento, le dosi e la durata devono essere personalizzate e monitorate clinicamente.
Nelle alopecie cicatriziali secondarie il trattamento dipende invece dalla causa. Una cicatrice da ustione ormai stabilizzata, per esempio, richiede un approccio completamente diverso rispetto a un lichen planopilaris ancora infiammatorio.
È importante comprendere un limite fondamentale: una terapia farmacologica può contribuire a fermare la progressione della malattia, ma non ricostruisce un follicolo già completamente sostituito da tessuto fibroso.
Esistono nuove cure per l’alopecia cicatriziale?
La ricerca sulle alopecie cicatriziali è attiva e negli ultimi anni sono stati studiati differenti farmaci e strategie terapeutiche. Tuttavia parlare genericamente di una “nuova cura dell’alopecia cicatriziale” può essere fuorviante, perché sotto questa definizione rientrano patologie diverse per meccanismo, evoluzione e risposta terapeutica.
Le terapie più recenti mirano soprattutto a controllare l’infiammazione nelle forme attive. Non esiste attualmente una terapia clinicamente consolidata in grado di ricreare un follicolo pilifero definitivamente distrutto e sostituito da fibrosi.
Anche trattamenti rigenerativi come il PRP possono essere presi in considerazione in specifici contesti, ma non devono essere presentati come una terapia capace di rigenerare i follicoli distrutti. Nella pianificazione di un trapianto su tessuto cicatriziale eventuali terapie complementari possono essere valutate dallo specialista, tenendo conto della qualità delle evidenze disponibili.
Hai una zona del cuoio capelluto senza capelli a causa di una cicatrice?
Prima di stabilire se sia possibile eseguire un trapianto è necessario comprendere la causa della cicatrizzazione, verificare la stabilità del quadro e valutare la qualità della zona donatrice e del tessuto ricevente.
Alopecia cicatriziale e trapianto capelli: quando è possibile?
Il trapianto di capelli può essere preso in considerazione in alcuni pazienti con alopecia cicatriziale, ma l’indicazione è più complessa rispetto alla comune alopecia androgenetica.
Il primo requisito è capire perché i follicoli sono stati distrutti. Nei pazienti con alopecia cicatriziale primaria non è sufficiente osservare che i capelli non stanno più cadendo: è necessario valutare che il processo patologico sia effettivamente quiescente.
Un trapianto eseguito su una malattia ancora attiva potrebbe comportare un attecchimento insufficiente, la successiva perdita degli innesti e, in alcuni casi, una riattivazione del processo infiammatorio.
La valutazione preoperatoria considera quindi:
- diagnosi della forma di alopecia cicatriziale;
- durata della stabilità clinica;
- eventuali segni di infiammazione residua;
- risultati della tricoscopia;
- eventuale necessità di biopsia;
- estensione e caratteristiche della fibrosi;
- vascolarizzazione del tessuto ricevente;
- densità e qualità della zona donatrice;
- aspettative del paziente;
- possibilità che siano necessarie procedure successive.
Quanto deve essere stabile l’alopecia cicatriziale prima del trapianto?
Non esiste un periodo di attesa universalmente valido per tutte le forme. Nella letteratura scientifica viene frequentemente suggerito di documentare una quiescenza clinica di almeno 12-24 mesi prima di considerare il trapianto nelle alopecie cicatriziali primarie.
Questo intervallo non rappresenta però una garanzia. Alcune forme possono riattivarsi anche dopo periodi apparentemente lunghi di stabilità e il comportamento varia considerevolmente in funzione della diagnosi.
Una review pubblicata nel 2025 da Queen e Avram sottolinea proprio la necessità di una selezione prudente dei candidati, indicando generalmente una stabilità di almeno 12-24 mesi e suggerendo, nei casi dubbi, conferma istologica della quiescenza e valutazione mediante piccoli test di trapianto.
Stabile non significa definitivamente guarita
Nel caso delle alopecie cicatriziali primarie l’assenza di sintomi per un determinato periodo riduce il rischio, ma non permette di garantire che la malattia non possa riattivarsi in futuro. Questo limite deve essere discusso prima di programmare l’intervento.
Perché il trapianto sul tessuto cicatriziale è più complesso?
Il tessuto cicatriziale presenta caratteristiche differenti dal normale cuoio capelluto. La fibrosi può modificare elasticità, spessore, microcircolazione e distribuzione vascolare della cute.
Un follicolo trapiantato necessita invece di essere rapidamente supportato dal tessuto ricevente. Per questo motivo un’area fibrotica può offrire condizioni biologiche meno favorevoli rispetto alla cute normale.
Le conseguenze possibili comprendono:
- attecchimento meno prevedibile;
- necessità di utilizzare densità iniziali prudenti;
- ricrescita non uniforme;
- necessità di una seconda procedura di infoltimento;
- risultato influenzato dallo spessore e dalla vascolarizzazione della cicatrice.
Per questa ragione non è corretto promettere sul tessuto cicatriziale la stessa densità ottenibile sul cuoio capelluto sano.
Micro FUE sezionale nell’alopecia cicatriziale
Alla Clinica Pallaoro il trapianto viene eseguito con la Micro FUE ad espianto sezionale, metodica sviluppata presso la struttura dopo circa trent’anni di evoluzione della microchirurgia applicata alla chirurgia follicolare.
La tecnica utilizza micro-punch di circa 0,6-0,7 mm e prevede un prelievo selettivo delle unità follicolari. L’obiettivo è trasferire i follicoli necessari limitando il trauma della zona donatrice e preservandone il più possibile il patrimonio follicolare.
Nell’alopecia cicatriziale il vantaggio della precisione microchirurgica deve comunque essere inserito in un concetto più ampio: la tecnica di trapianto non può rendere idoneo un tessuto biologicamente inadatto e non può arrestare un’alopecia infiammatoria ancora attiva.
La Micro FUE può quindi essere presa in considerazione soltanto dopo una corretta selezione del paziente e una valutazione della zona ricevente.
Micro FUE non significa cura dell’alopecia cicatriziale
È importante evitare un equivoco frequente. La Micro FUE non cura il lichen planopilaris, l’alopecia fibrosante frontale o altre alopecie cicatriziali primarie. Quando indicato, il suo scopo è estetico-ricostruttivo: trasferire follicoli sani in un’area stabilizzata nella quale quelli originari sono stati definitivamente perduti.
Micro FUE nelle cicatrici da trauma, ustione o chirurgia
Una situazione differente è rappresentata dalle cicatrici secondarie. Un’ustione, una ferita o un’incisione chirurgica possono lasciare una zona permanentemente glabra pur in assenza di una malattia follicolare infiammatoria.
In questi casi il problema principale non è necessariamente il rischio di riattivazione di un’alopecia autoimmune o infiammatoria, ma la qualità del tessuto cicatriziale sul quale dovranno essere impiantati i follicoli.
Nella nostra esperienza clinica la valutazione si concentra soprattutto su:
- maturità della cicatrice;
- spessore e consistenza del tessuto;
- vascolarizzazione;
- mobilità della cute;
- estensione dell’area glabra;
- qualità dei follicoli disponibili nella zona donatrice;
- densità necessaria per ottenere un camuffamento visivamente soddisfacente.
La Clinica Pallaoro utilizza la Micro FUE sezionale anche in casi selezionati di cicatrici del cuoio capelluto, con l’obiettivo di far crescere capelli reali attraverso l’area cicatriziale e ridurne così la visibilità.
L’attecchimento resta comunque biologicamente variabile. Anche in presenza di una cicatrice stabile non è possibile prevedere con certezza quanti follicoli sopravvivranno e quale densità finale sarà raggiunta.
Il test di attecchimento può essere utile?
Nei casi più complessi può essere prudente eseguire inizialmente un piccolo trapianto test invece di trattare immediatamente tutta l’area.
Un numero limitato di unità follicolari viene impiantato in una zona rappresentativa e successivamente osservato nel tempo. Questo permette di ottenere informazioni sulla capacità del tessuto di sostenere la crescita dei follicoli prima di utilizzare una quantità importante della preziosa riserva della zona donatrice.
Una revisione scientifica del 2025 suggerisce il test di trapianto come possibile strategia nei pazienti con alopecia cicatriziale primaria. La crescita deve essere valutata per un periodo sufficientemente lungo, spesso nell’ordine di diversi mesi. Anche un test positivo, tuttavia, non garantisce automaticamente lo stesso attecchimento su un’area più ampia.
Quali risultati si possono ottenere?
Il risultato del trapianto nell’alopecia cicatriziale è più variabile rispetto a quello ottenibile nel trattamento della comune alopecia androgenetica.
Dipende soprattutto da:
- tipo di alopecia cicatriziale;
- durata della sua inattività;
- qualità del tessuto ricevente;
- vascolarizzazione;
- estensione della fibrosi;
- qualità della zona donatrice;
- caratteristiche del capello;
- densità programmata;
- risposta biologica individuale.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha analizzato otto studi osservazionali per un totale di 123 pazienti adulti sottoposti a trapianto per alopecia cicatriziale primaria inattiva. La sopravvivenza follicolare ponderata risultava dell’82,7% a 7-12 mesi, ma diminuiva progressivamente nei follow-up più lunghi.
Gli stessi autori hanno riportato anche alcuni casi di riattivazione della malattia dopo il trapianto. Questi dati non devono essere utilizzati per prevedere il risultato di un singolo paziente: derivano da studi osservazionali relativamente piccoli e riguardano specificamente alopecie cicatriziali primarie, non le comuni cicatrici traumatiche o chirurgiche.
Cosa significa concretamente?
Il trapianto può produrre un miglioramento estetico significativo in pazienti accuratamente selezionati, ma nelle alopecie cicatriziali è particolarmente importante programmare una densità realistica e considerare la possibilità che la crescita sia inferiore o meno stabile nel tempo rispetto a un trapianto eseguito su cute sana.
Rischi e limiti del trapianto nell’alopecia cicatriziale
Oltre ai comuni rischi del trapianto di capelli, le alopecie cicatriziali presentano alcuni problemi specifici.
- Attecchimento parziale: la vascolarizzazione del tessuto cicatriziale può essere meno favorevole.
- Densità inferiore alle aspettative: può essere prudente limitare il numero di innesti per unità di superficie.
- Necessità di più sedute: un secondo intervento può essere preso in considerazione dopo aver valutato la prima ricrescita.
- Riattivazione della malattia: possibile soprattutto nelle alopecie cicatriziali primarie.
- Perdita successiva di parte degli innesti: descritta nella letteratura scientifica in alcune forme di alopecia cicatriziale primaria.
- Follicolite o infezione: complicanze possibili dopo qualsiasi chirurgia follicolare.
- Cicatrizzazione imprevedibile: il comportamento della cute varia individualmente.
- Risultato estetico insufficiente: soprattutto quando l’area è molto estesa o la zona donatrice limitata.
In alcuni pazienti la conclusione della valutazione può quindi essere che il trapianto non sia consigliabile. Evitare un intervento quando il rapporto tra beneficio prevedibile e rischio non è favorevole fa parte della corretta indicazione chirurgica.
Quanto costa il trapianto nell’alopecia cicatriziale?
Non esiste un costo unico specifico per l’alopecia cicatriziale perché l’estensione delle aree glabre, la qualità della cicatrice, il numero di unità follicolari necessarie e l’eventuale opportunità di procedere in più fasi possono variare notevolmente.
Come riferimento generale, la pagina aggiornata dei costi del trapianto capelli della Clinica Pallaoro indica nel 2026 una fascia orientativa di 3.000-6.000 euro per il trapianto capelli e di 1.500-3.000 euro per la correzione di una cicatrice lineare da FUT.
Queste fasce non devono però essere automaticamente applicate a un’alopecia cicatriziale primaria o a una cicatrice di diversa origine. Il preventivo viene formulato soltanto dopo aver valutato il singolo caso.
La Clinica Pallaoro prevede inoltre la possibilità di richiedere il pagamento rateale tramite finanziamento; disponibilità e condizioni devono essere verificate al momento della richiesta.
Alopecia cicatriziale e impatto psicologico
Una perdita permanente e localizzata dei capelli può essere difficile da accettare, soprattutto quando compare improvvisamente dopo una malattia, un trauma o un intervento chirurgico. Alcuni pazienti riferiscono di modificare il modo di pettinarsi, evitare determinate acconciature o sentirsi particolarmente osservati quando la zona cicatriziale è visibile.
La ricostruzione follicolare, quando realmente indicata, non deve essere interpretata soltanto come ricerca della massima densità possibile. Spesso l’obiettivo più realistico è ridurre il contrasto visivo della zona glabra e reintegrarla esteticamente nel resto della capigliatura.
Alopecia cicatriziale: l’approccio della Clinica Pallaoro
La Clinica Pallaoro opera a Padova dal 1983 e nel corso degli anni ha sviluppato un’attività specifica nella microchirurgia follicolare e nel trapianto dei capelli.
Nella nostra esperienza clinica, le aree cicatriziali richiedono una pianificazione diversa rispetto alla comune calvizie androgenetica. Non è sufficiente determinare quanti follicoli possono essere trapiantati: occorre prima comprendere perché quella zona è diventata glabra e se le condizioni biologiche consentono di intervenire con un margine ragionevole di prevedibilità.
Il percorso può comprendere:
- analisi della storia clinica;
- valutazione dell’origine della cicatrice o dell’alopecia;
- verifica della stabilità del quadro;
- analisi della zona donatrice;
- esame delle caratteristiche del tessuto ricevente;
- eventuale indicazione a ulteriori accertamenti dermatologici;
- pianificazione della densità di impianto;
- valutazione dell’opportunità di procedere per fasi;
- follow-up della ricrescita.
La tecnica utilizzata è la Micro FUE ad espianto sezionale, metodica esclusiva sviluppata dalla Clinica Pallaoro dopo circa trent’anni di evoluzione della microchirurgia estetica. Il prelievo viene eseguito con micro-punch di circa 0,6-0,7 mm e secondo un principio di conservazione del patrimonio follicolare della zona donatrice.
In presenza di alopecia cicatriziale, tuttavia, la sofisticazione della tecnica non sostituisce la corretta indicazione clinica. Sicurezza, stabilità della malattia, caratteristiche della cicatrice e aspettative realistiche rimangono determinanti.
È possibile trapiantare capelli nella tua area cicatriziale?
La risposta dipende dalla diagnosi e dalle caratteristiche individuali del tessuto. Una valutazione specialistica permette di verificare zona donatrice, cicatrice, stabilità e risultato realisticamente raggiungibile.
FAQ sull’alopecia cicatriziale
L’alopecia cicatriziale è permanente?
La perdita è permanente nelle aree in cui il follicolo è stato completamente distrutto e sostituito da tessuto fibroso. La terapia precoce può però cercare di preservare i follicoli ancora vitali e limitare la progressione.
I capelli possono ricrescere dopo un’alopecia cicatriziale?
Un follicolo completamente distrutto non può riprendere spontaneamente a produrre capelli. Nelle zone stabilizzate può essere valutata, in pazienti selezionati, la possibilità di trasferire follicoli sani mediante trapianto.
Come si riconosce un’alopecia cicatriziale?
La scomparsa degli osti follicolari, una cute liscia o fibrotica, arrossamento, desquamazione, prurito, bruciore o pustole possono suggerire una forma cicatriziale. La diagnosi non può però essere formulata sulla sola osservazione domestica: sono spesso necessarie visita e tricoscopia e, in casi selezionati, biopsia.
Qual è la differenza tra alopecia cicatriziale e alopecia androgenetica?
Nell’alopecia androgenetica i follicoli si miniaturizzano progressivamente sotto l’influenza di fattori genetici e ormonali. Nell’alopecia cicatriziale il follicolo viene invece distrutto e sostituito da fibrosi.
Come si cura l’alopecia cicatriziale?
La terapia dipende dalla causa. Nelle forme infiammatorie l’obiettivo principale è arrestare il processo patologico e preservare i follicoli ancora vitali. Non esiste una terapia universale valida per tutte le alopecie cicatriziali.
Esistono nuove cure capaci di far ricrescere i follicoli distrutti?
Attualmente non esiste una terapia clinicamente consolidata capace di rigenerare un follicolo completamente distrutto e sostituito da tessuto fibroso. Le nuove strategie terapeutiche studiate per alcune alopecie mirano soprattutto al controllo della malattia attiva.
Si può fare il trapianto con il lichen planopilaris?
In alcuni pazienti selezionati il trapianto può essere valutato quando la malattia risulta clinicamente quiescente da un periodo adeguato. Il rischio di riattivazione non può però essere eliminato completamente e la decisione deve essere particolarmente prudente.
Quanto deve essere stabile l’alopecia prima del trapianto?
La letteratura propone frequentemente almeno 12-24 mesi di quiescenza nelle alopecie cicatriziali primarie. Non è una regola assoluta e il periodo necessario può essere maggiore in relazione alla diagnosi e alla storia individuale.
Il trapianto può riattivare l’alopecia cicatriziale?
Sì, nella letteratura medica sono stati descritti casi di riattivazione dopo il trapianto. Per questo motivo la selezione del paziente e il follow-up sono particolarmente importanti nelle forme primarie infiammatorie.
I capelli attecchiscono sul tessuto cicatriziale?
Possono attecchire quando il tessuto presenta condizioni sufficientemente favorevoli, ma la percentuale di crescita può essere inferiore rispetto al normale cuoio capelluto. Vascolarizzazione, spessore e qualità della cicatrice influenzano il risultato.
Una cicatrice da ustione è uguale a un’alopecia cicatriziale autoimmune?
No. Entrambe possono determinare una perdita permanente dei follicoli, ma hanno una biologia differente. Una cicatrice traumatica stabilizzata non presenta necessariamente il rischio di riattivazione proprio di alcune alopecie cicatriziali primarie.
La Micro FUE cura l’alopecia cicatriziale?
No. La Micro FUE è una tecnica chirurgica di trapianto follicolare. Quando esiste una corretta indicazione può servire a ripopolare esteticamente una zona glabra stabilizzata, ma non cura la patologia responsabile della distruzione follicolare.
Può essere utile un piccolo trapianto di prova?
Sì. Nei casi più complessi può essere valutato un test su una zona limitata per osservare la sopravvivenza e la crescita degli innesti prima di programmare un intervento più esteso. Un buon risultato del test riduce l’incertezza ma non garantisce il risultato della procedura completa.
Fonti scientifiche e approfondimenti
- Yii V, Moussa A, Triwongwaranat D, Smith BRC, Bhoyrul B. A Systematic Review of Follicular Unit Graft Survival Rates After Hair Transplantation in Primary Cicatricial Alopecia. Dermatologic Surgery. 2025;51(11):1052-1057. PMID: 40439233. DOI: 10.1097/DSS.0000000000004707.
- Queen D, Avram MR. Hair Transplantation in Primary Cicatricial Alopecias: A Review and Update. Surgeries. 2025;6(4):80. DOI: 10.3390/surgeries6040080.
- Ekelem C, Pham C, Atanaskova Mesinkovska N. A Systematic Review of the Outcome of Hair Transplantation in Primary Scarring Alopecia. Skin Appendage Disorders. 2019;5(2):65-71. PMID: 30815438. DOI: 10.1159/000492539.
- DermNet. Trichoscopy of Localised Cicatricial Hair Loss. Approfondimento medico sulla diagnosi tricoscopica delle principali alopecie cicatriziali.
Disclaimer medico
I risultati possono variare in base alle caratteristiche individuali, al tipo e alla stabilità dell’alopecia cicatriziale, alla qualità della zona donatrice e alle caratteristiche del tessuto ricevente. La valutazione specialistica personalizzata è indispensabile per verificare l’indicazione e pianificare il trattamento in sicurezza.
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la diagnosi, la visita dermatologica o la valutazione chirurgica individuale.




