a cura del Dott. Carlo Alberto Pallaoro
Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica Direttore della Clinica Pallaoro, Padova
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È possibile sottoporsi a una rinoplastica dopo avere effettuato un rinofiller? Nella maggior parte dei casi sì, ma il precedente trattamento deve essere comunicato al chirurgo e valutato attentamente prima di programmare l’intervento.
Il punto più importante è che non esiste un intervallo di attesa uguale per tutti. I tempi dipendono dal prodotto iniettato, dalla quantità utilizzata, dalla data dell’ultima seduta, dalla presenza di filler residuo e dal tipo di correzione chirurgica richiesta.
Quando il prodotto è costituito da acido ialuronico, il chirurgo può valutare diverse possibilità: attendere il suo graduale riassorbimento, scioglierlo con la ialuronidasi oppure procedere alla rinoplastica gestendo l’eventuale materiale residuo durante l’intervento. Nessuna di queste strategie è automaticamente corretta in tutti i pazienti.
La decisione deve essere presa dopo una valutazione specialistica, perché il filler può modificare temporaneamente il profilo del naso e rendere meno evidente la sua anatomia originaria. Anche quando l’effetto estetico sembra scomparso, inoltre, non è sempre possibile concludere che il prodotto sia stato completamente riassorbito.
Si può fare la rinoplastica dopo il rinofiller?
Avere effettuato un rinofiller non esclude generalmente la possibilità di sottoporsi successivamente a una rinoplastica. È però necessario ricostruire, per quanto possibile, quali prodotti siano stati iniettati e verificare le condizioni attuali dei tessuti nasali.
Il rinofiller o rinoplastica non chirurgica e la rinoplastica chirurgica agiscono in modo profondamente diverso.
Il rinofiller aggiunge volume in punti selezionati per rendere più regolare il profilo, mascherare una lieve irregolarità del dorso o sostenere temporaneamente la punta. Non riduce realmente le dimensioni del naso e non modifica direttamente le strutture ossee o cartilaginee.
La rinoplastica, invece, interviene sulla struttura del naso. Può ridurre un gibbo, modificare la larghezza del dorso, rimodellare la punta, correggere alcune asimmetrie e, quando indicato, affrontare contemporaneamente problemi funzionali legati alla respirazione.
Il passaggio dal filler alla chirurgia è quindi frequente nei pazienti che, dopo una prima correzione non chirurgica, desiderano una modifica più completa, strutturale e stabile.
Risposta in breve
La rinoplastica dopo il rinofiller è generalmente possibile. Prima dell’intervento bisogna però valutare il tipo di prodotto utilizzato, la sua eventuale persistenza e l’effetto che può avere sulla progettazione chirurgica.
Quanto tempo bisogna aspettare dopo il rinofiller?
Non è corretto indicare un numero fisso di settimane o mesi senza conoscere il caso clinico. Il tempo di attesa deve essere stabilito dal chirurgo che eseguirà l’intervento, dopo avere raccolto l’anamnesi e osservato direttamente il naso.
In alcuni pazienti può essere opportuno attendere il graduale riassorbimento del prodotto. In altri può essere utile sciogliere preventivamente l’acido ialuronico con la ialuronidasi. Esistono inoltre casi nei quali il chirurgo può ritenere possibile procedere senza dissoluzione preventiva.
La letteratura scientifica descrive tutte e tre queste strategie, confermando che non esiste ancora un protocollo universalmente condiviso.
Quando l’effetto del filler non è più visibile
La scomparsa dell’effetto estetico è un dato utile, ma non dimostra necessariamente che ogni residuo di prodotto sia stato eliminato dai tessuti.
Il filler può perdere progressivamente la capacità di sostenere e modellare il profilo, pur mantenendo una presenza residua. Questo fenomeno può essere più rilevante nel naso, un’area relativamente poco mobile, oppure quando sono state effettuate più infiltrazioni nel corso degli anni.
Per questo motivo il tempo trascorso dall’ultima seduta non deve essere considerato l’unico criterio decisionale.
Quando il filler è ancora visibile o palpabile
Se il prodotto modifica ancora chiaramente il dorso, la radice o la punta del naso, il chirurgo deve capire quanto la forma osservata corrisponda all’anatomia originaria.
In questa situazione può essere difficile progettare con precisione la riduzione del gibbo, il grado di proiezione della punta o il rapporto tra naso, fronte e mento. Il chirurgo può quindi consigliare di attendere oppure, quando si tratta di acido ialuronico, di valutare la ialuronidasi.
Quando sono state effettuate più sedute
Le sedute ripetute possono rendere meno immediata la valutazione, soprattutto quando il paziente non ricorda i nomi dei prodotti, le quantità o i punti nei quali sono stati iniettati.
Non significa necessariamente che la rinoplastica diventi problematica, ma richiede un’anamnesi più accurata. Nel corso degli anni abbiamo osservato che molte persone ricordano approssimativamente il periodo del trattamento, ma non dispongono più della documentazione relativa al filler utilizzato.
Quando sono presenti noduli, dolore o infiammazione
La presenza di indurimenti, arrossamento persistente, dolore, gonfiore ricorrente o alterazioni della pelle deve essere valutata prima di programmare una chirurgia estetica elettiva.
In questi casi la priorità non è stabilire la data della rinoplastica, ma chiarire la natura del problema e ristabilire condizioni tissutali adeguate. Un processo infiammatorio o infettivo attivo può rendere necessario rinviare l’intervento.
Da cosa dipende il tempo di attesa?
La scelta del momento più appropriato per operare dipende dalla combinazione di diversi elementi:
- tipo di filler: l’acido ialuronico può essere degradato con la ialuronidasi, mentre altri materiali non rispondono allo stesso trattamento;
- data dell’ultima seduta: un’infiltrazione recente può modificare ancora in modo evidente la forma dei tessuti;
- numero di trattamenti: sedute ripetute possono determinare una maggiore quantità residua o una distribuzione meno facilmente ricostruibile;
- quantità iniettata: piccoli ritocchi e trattamenti volumetrici estesi non producono la stessa situazione anatomica;
- zona trattata: il filler può essere stato posizionato alla radice, sul dorso, sulla punta, sulla columella o in più aree;
- profondità dell’iniezione: la posizione del prodotto rispetto ai differenti piani anatomici può influire sulla valutazione chirurgica;
- condizioni dei tessuti: gonfiore, noduli, fibrosi o pregresse complicanze richiedono particolare prudenza;
- tipo di rinoplastica: una correzione limitata e una rinoplastica strutturale completa comportano esigenze differenti;
- protocollo del chirurgo: la strategia deve essere coerente con la tecnica programmata e con l’esperienza dell’operatore.
| Situazione riscontrata | Possibile orientamento | Valutazione necessaria |
|---|---|---|
| Acido ialuronico non più evidente | Attesa completata o verifica della possibile persistenza | Esame clinico del chirurgo |
| Acido ialuronico ancora presente | Attesa, ialuronidasi o gestione durante la chirurgia | Scelta personalizzata |
| Prodotto non identificato | Ricostruzione dell’anamnesi e maggiore prudenza | Valutazione specialistica approfondita |
| Filler permanente o non riassorbibile | Pianificazione chirurgica potenzialmente più complessa | Analisi dei tessuti e dei piani coinvolti |
| Noduli o infiammazione | Trattamento o stabilizzazione prima dell’intervento | Diagnosi medica preliminare |
Bisogna sciogliere il rinofiller prima della rinoplastica?
No, la dissoluzione preventiva non è obbligatoria in tutti i pazienti.
Quando il filler è costituito da acido ialuronico, le possibilità principali sono tre. La scelta dipende dalla quantità e dalla posizione del materiale, dalle condizioni del naso e dalle preferenze tecniche del chirurgo.
1. Attendere il riassorbimento spontaneo
L’attesa può essere presa in considerazione quando il filler è riassorbibile, non sono presenti complicanze e il paziente non ha particolari esigenze temporali.
Questo approccio evita un ulteriore trattamento, ma non consente sempre di sapere con certezza quando il prodotto sia completamente scomparso. La durata apparente del rinofiller varia infatti in base al tipo di acido ialuronico, alla quantità utilizzata, alla profondità dell’iniezione e alle caratteristiche individuali.
2. Utilizzare la ialuronidasi prima dell’intervento
La ialuronidasi è un enzima capace di degradare l’acido ialuronico. Può essere impiegata quando il chirurgo ritiene necessario ridurre o eliminare il filler per osservare meglio la morfologia originaria del naso e progettare l’intervento su tessuti stabilizzati.
La procedura non deve però essere eseguita automaticamente. Prima è necessario verificare, per quanto possibile, che il prodotto iniettato sia realmente acido ialuronico e stabilire dove e in quale quantità somministrare l’enzima.
3. Procedere senza dissoluzione preventiva
In alcuni casi il chirurgo può decidere di non utilizzare la ialuronidasi e di procedere direttamente alla rinoplastica, valutando e gestendo il prodotto residuo durante l’intervento.
Questa possibilità non significa che il filler possa essere ignorato. Al contrario, la sua presenza deve essere prevista nella pianificazione e affrontata secondo la situazione riscontrata nei tessuti.
Non sciogliere il filler senza avere consultato il chirurgo
Quando la rinoplastica è già in programma, è preferibile che l’eventuale impiego della ialuronidasi sia concordato con il professionista che eseguirà l’intervento. Una dissoluzione effettuata senza coordinamento può rendere più difficile ricostruire quantità, sedi e tempi del trattamento.
Quanto aspettare dopo la ialuronidasi prima della rinoplastica?
L’azione della ialuronidasi sul filler può iniziare rapidamente, ma questo non significa che il naso sia immediatamente pronto per essere operato.
Dopo il trattamento possono comparire gonfiore, arrossamento, piccoli lividi o una temporanea alterazione della forma. È quindi opportuno attendere che i tessuti si stabilizzino e che il chirurgo possa rivalutare il profilo nasale in condizioni attendibili.
In uno studio sulle abitudini dei chirurghi italiani, il 70% dei professionisti che utilizzava la ialuronidasi prima della rinoplastica riferiva un intervallo di circa tre-quattro settimane. Altri lavori riportano tempi differenti. Questi dati descrivono comportamenti clinici, ma non stabiliscono una scadenza obbligatoria.
Il tempo effettivo può dipendere da:
- quantità di filler presente;
- dose e numero di sedute di ialuronidasi;
- risposta dei tessuti;
- persistenza di gonfiore o irregolarità;
- necessità di una nuova valutazione fotografica;
- complessità della rinoplastica programmata.
La data dell’intervento viene quindi confermata soltanto dopo avere verificato che il naso abbia raggiunto una condizione sufficientemente stabile.
La ialuronidasi è priva di rischi?
La ialuronidasi è uno strumento molto utile nella gestione dei filler a base di acido ialuronico, ma deve essere utilizzata come un trattamento medico e non come una procedura banale.
Gli effetti indesiderati più frequenti comprendono gonfiore, rossore, dolore locale e lividi. Le reazioni allergiche sono poco frequenti, ma possibili. Il medico deve quindi raccogliere l’anamnesi, valutare eventuali allergie note e disporre delle competenze necessarie per gestire una reazione avversa.
L’enzima non è inoltre efficace sui filler non costituiti da acido ialuronico. Iniettare ialuronidasi senza conoscere la natura del prodotto potrebbe quindi non ottenere il risultato desiderato e rendere più complessa la successiva interpretazione del caso.
Dosaggio, sede e modalità di somministrazione devono essere stabiliti dal medico in funzione del prodotto da dissolvere e dell’obiettivo clinico.
Cosa cambia se il prodotto non è acido ialuronico?
Non tutti i trattamenti chiamati genericamente “rinofiller” utilizzano lo stesso materiale. La distinzione è importante perché la ialuronidasi agisce sull’acido ialuronico, ma non dissolve automaticamente altri filler.
Quando il prodotto è permanente, semipermanente o non identificato, la pianificazione può essere più complessa. Il materiale potrebbe essere integrato nei tessuti, circondato da una reazione fibrotica o distribuito in piani anatomici che interessano il campo chirurgico.
Una situazione diversa è rappresentata dai fili utilizzati per sollevare o modificare temporaneamente la punta nasale. Anche in questo caso è fondamentale informare il chirurgo, perché la presenza di fili o tessuto cicatriziale può modificare i piani di dissezione.
Quando il paziente non conosce il prodotto iniettato, è utile contattare il medico o la struttura che ha effettuato il trattamento e richiedere la documentazione disponibile. Non bisogna presumere che ogni filler sia acido ialuronico soltanto perché è stato presentato come riassorbibile.
Quali informazioni portare alla visita chirurgica?
Una buona ricostruzione dei trattamenti precedenti aiuta il chirurgo a pianificare la rinoplastica con maggiore precisione. Quando disponibili, è utile portare:
- nome commerciale del filler;
- composizione del prodotto;
- data dell’ultima seduta e delle eventuali sedute precedenti;
- quantità iniettata;
- zone del naso trattate;
- nominativo del medico o della struttura;
- fotografie del naso prima del rinofiller;
- documentazione, etichette o ricevute che riportino il prodotto;
- informazioni su eventuali trattamenti con ialuronidasi;
- descrizione di gonfiore, dolore, noduli o altre reazioni;
- presenza di fili o di materiali diversi dal filler.
Le fotografie precedenti al trattamento possono essere particolarmente utili, perché permettono di comprendere quali caratteristiche appartenevano al naso originario e quali siano state create o mascherate dal filler.
Un consiglio pratico
Quando possibile, richiedi al medico che ha eseguito il rinofiller la tracciabilità del prodotto utilizzato. Conoscere la sostanza, la quantità e la data dell’infiltrazione può facilitare la pianificazione della rinoplastica.
Come si svolge la valutazione alla Clinica Pallaoro?
Alla Clinica Pallaoro la valutazione di un paziente precedentemente sottoposto a rinofiller comprende l’analisi estetica e funzionale del naso, insieme a un’anamnesi specifica dei trattamenti iniettivi effettuati.
Il chirurgo osserva il naso frontalmente, di profilo e nelle proiezioni oblique, valuta la qualità della pelle, la mobilità dei tessuti, la forma della punta, il dorso, le narici e il rapporto con le altre strutture del viso. Quando necessario viene approfondita anche la funzionalità respiratoria.
Nel corso della visita si cerca di stabilire:
- quale difetto il paziente desiderava correggere con il rinofiller;
- quanto del risultato attuale dipenda dal filler;
- se siano ancora presenti segni clinici del prodotto;
- se sia opportuno attendere o intervenire con ialuronidasi;
- quali modifiche siano realisticamente ottenibili con la chirurgia;
- quale tecnica sia più coerente con l’anatomia e gli obiettivi del paziente.
Nella nostra esperienza clinica, uno degli aspetti più importanti è distinguere il desiderio di “mantenere la stessa forma senza filler” dalla possibilità tecnica di ottenerla attraverso la chirurgia. Il rinofiller e la rinoplastica producono infatti il risultato attraverso meccanismi differenti: il primo aggiunge volume, mentre la seconda modifica le strutture.
La Clinica Pallaoro opera nel campo della chirurgia estetica dal 1983. Il percorso comprende la valutazione iniziale, la pianificazione personalizzata, l’intervento e i controlli postoperatori. L’obiettivo non è replicare meccanicamente un modello, ma ricercare un risultato proporzionato al volto, compatibile con l’anatomia e rispettoso della funzione respiratoria.
Il rinofiller rende la rinoplastica più difficile?
Non necessariamente. Un precedente rinofiller non trasforma automaticamente la rinoplastica in un intervento complesso e non implica che il risultato sarà meno soddisfacente.
Può tuttavia introdurre alcuni elementi aggiuntivi nella valutazione:
- alterazione temporanea del profilo originario;
- presenza di prodotto residuo;
- difficoltà nel ricostruire le quantità iniettate;
- possibile fibrosi dopo trattamenti ripetuti;
- precedenti episodi infiammatori;
- presenza di filler permanenti o fili.
La complessità dipende quindi dalla situazione reale dei tessuti, non dal semplice fatto di avere effettuato una singola seduta di rinofiller.
Gli studi disponibili suggeriscono che una rinoplastica possa essere eseguita anche dopo infiltrazioni di acido ialuronico, purché il precedente trattamento venga riconosciuto e gestito correttamente. La letteratura rimane però eterogenea e non permette di applicare a ogni paziente lo stesso protocollo.
Come prepararsi alla rinoplastica dopo il filler
Durante la fase di pianificazione è consigliabile evitare nuovi ritocchi al naso, salvo diversa indicazione del chirurgo. Aggiungere altro prodotto potrebbe modificare nuovamente il profilo e rendere meno attendibile la valutazione.
È inoltre importante:
- non sottoporsi autonomamente a ialuronidasi;
- comunicare tutti i trattamenti estetici eseguiti sul naso;
- segnalare allergie, patologie e farmaci assunti;
- informare il chirurgo di precedenti complicanze del filler;
- seguire le indicazioni relative a esami e terapie;
- attendere la stabilizzazione dei tessuti prima delle fotografie definitive.
Le indicazioni chirurgiche generali, gli esami richiesti e le precauzioni relative a farmaci, fumo e stile di vita sono approfonditi nella guida sulla preparazione preoperatoria alla rinoplastica.
Intervento, recupero e risultato
La tecnica chirurgica non viene scelta in base alla sola presenza del filler, ma in funzione delle caratteristiche anatomiche e delle modifiche necessarie.
Durante la rinoplastica possono essere rimodellate le strutture ossee e cartilaginee del dorso e della punta. Quando indicato, l’intervento può comprendere la correzione del setto o di altre condizioni che ostacolano la respirazione.
Dopo l’operazione sono normali gonfiore, congestione nasale ed ecchimosi di intensità variabile. La prima fase del recupero richiede generalmente alcuni giorni, ma la stabilizzazione del risultato è graduale. In particolare, la punta può mantenere un gonfiore residuo per diversi mesi.
Il risultato non deve essere giudicato nelle prime settimane. La velocità di recupero dipende dalla tecnica, dalla qualità della pelle, dall’entità della correzione e dalla risposta individuale alla guarigione.
Il precedente rinofiller è soltanto uno degli elementi considerati nella pianificazione. Non è possibile stabilire online se provocherà un gonfiore maggiore o modificherà il recupero senza avere esaminato il caso.
Quali vantaggi può offrire il passaggio alla chirurgia?
Il rinofiller è utile per correggere selezionate irregolarità attraverso l’aggiunta di volume. Quando il paziente desidera una modifica strutturale, la rinoplastica può offrire possibilità differenti:
- ridurre realmente le dimensioni del naso;
- abbassare o regolarizzare il gibbo;
- restringere un dorso eccessivamente largo;
- rimodellare le cartilagini della punta;
- modificare proiezione e rotazione della punta;
- correggere alcune deviazioni;
- affrontare, quando indicato, problemi funzionali respiratori;
- ottenere una modificazione strutturale tendenzialmente stabile.
Questi benefici devono essere confrontati con la maggiore invasività della chirurgia, la necessità di una convalescenza e la presenza di rischi operatori. La rinoplastica non è semplicemente un rinofiller più duraturo: è una procedura diversa per meccanismo, indicazioni e percorso clinico.
Rischi, controindicazioni e limiti
Come ogni intervento chirurgico, anche la rinoplastica comporta rischi e possibili complicanze. Tra queste possono rientrare sanguinamento, infezione, alterazioni temporanee della sensibilità, irregolarità residue, asimmetrie, difficoltà respiratorie persistenti, cicatrizzazione non prevedibile e necessità di un successivo intervento correttivo.
La presenza di filler pregresso richiede ulteriore attenzione quando:
- il materiale utilizzato non è noto;
- sono presenti prodotti permanenti;
- si sono verificati episodi infiammatori;
- sono presenti noduli o indurimenti;
- la pelle mostra alterazioni vascolari o cicatriziali;
- sono state eseguite numerose infiltrazioni.
Un’infezione o un’infiammazione attiva può rappresentare un motivo per rinviare l’intervento. Anche aspettative non realistiche devono essere chiarite prima della chirurgia.
La rinoplastica può migliorare forma e proporzioni, ma non può garantire una perfetta simmetria o la riproduzione esatta di un modello scelto dal paziente. Per una valutazione più completa è possibile consultare l’approfondimento dedicato ai rischi della rinoplastica.
Quanto costa la rinoplastica dopo il rinofiller?
Avere effettuato un rinofiller non determina automaticamente un prezzo maggiore. Il costo dipende dalla complessità effettiva della rinoplastica, dalle strutture da correggere e dall’eventuale presenza di condizioni che richiedono una gestione più articolata.
Alla Clinica Pallaoro il costo indicativo della rinoplastica completa è attualmente compreso tra 5.000 e 7.500 euro. Sono previste fasce differenti per rinoplastiche localizzate, rinosettoplastiche, interventi post-traumatici e rinoplastiche secondarie.
Il preventivo personalizzato viene formulato dopo la valutazione del caso. Sono inoltre disponibili possibilità di pagamento rateale, subordinate alle condizioni previste dall’istituto finanziario.
Le fasce aggiornate e le voci comprese sono consultabili nella pagina dedicata ai costi della chirurgia estetica del naso.
Domande frequenti sulla rinoplastica dopo rinofiller
Dopo quanto tempo dal rinofiller posso fare la rinoplastica?
Non esiste un intervallo valido per tutti. Il chirurgo deve valutare il prodotto utilizzato, il tempo trascorso, la quantità residua e le condizioni dei tessuti. In base al caso può consigliare di attendere, utilizzare la ialuronidasi o procedere senza dissoluzione preventiva.
Devo aspettare che il filler si riassorba completamente?
Non necessariamente. Il riassorbimento spontaneo è una delle possibili strategie, ma non è l’unica. La decisione deve essere presa dal chirurgo in base alla presenza del filler e al tipo di intervento programmato.
È obbligatorio sciogliere il filler con la ialuronidasi?
No. La ialuronidasi può essere utile in casi selezionati, ma non è obbligatoria per ogni rinoplastica successiva a un rinofiller.
Quanto bisogna aspettare dopo la ialuronidasi?
Bisogna attendere che gonfiore e reazioni locali si siano risolti e che la forma del naso sia stabilizzata. Alcuni studi riportano un intervallo frequentemente adottato di tre-quattro settimane, ma il tempo deve essere personalizzato.
Posso fare la ialuronidasi pochi giorni prima dell’intervento?
Non è consigliabile stabilirlo autonomamente. Anche quando il filler viene degradato rapidamente, i tessuti devono essere rivalutati dopo la risoluzione del gonfiore. La tempistica deve essere concordata con il chirurgo.
Il filler può essere rimosso durante la rinoplastica?
In alcuni casi il chirurgo può procedere senza dissoluzione preventiva e gestire il materiale residuo durante l’intervento. Questa possibilità dipende dalla posizione del prodotto, dalla tecnica e dalle condizioni riscontrate.
Cosa succede se non conosco il prodotto iniettato?
È opportuno richiedere informazioni al medico o alla struttura che ha eseguito il trattamento. Se il prodotto non può essere identificato, il chirurgo dovrà procedere con maggiore prudenza e valutare attentamente i tessuti.
Più sedute di rinofiller rendono la rinoplastica più difficile?
Non necessariamente, ma possono rendere più complessa la ricostruzione della forma originaria e della quantità di filler presente. Sono importanti le date, i prodotti e le aree trattate.
Il rinofiller può compromettere il risultato della rinoplastica?
Un precedente rinofiller non implica automaticamente un risultato peggiore. Deve però essere comunicato e considerato nella progettazione. Materiali permanenti, complicanze pregresse o trattamenti ripetuti possono richiedere una gestione più articolata.
Posso correggere anche un problema respiratorio?
Sì, quando è presente una condizione anatomica correggibile chirurgicamente. Il rinofiller non migliora una deviazione del setto o altre ostruzioni strutturali; la componente funzionale deve essere valutata durante la visita.
Posso fare un altro rinofiller mentre aspetto la rinoplastica?
Durante la progettazione chirurgica è generalmente preferibile non modificare ulteriormente il naso. Un nuovo trattamento può alterare il profilo e rendere necessario rivedere i tempi o la strategia.
Il gonfiore dopo la rinoplastica sarà maggiore?
Non è possibile prevederlo sulla sola base del precedente filler. Il gonfiore dipende da numerosi fattori, tra cui tecnica, entità della correzione, qualità della pelle e risposta individuale.
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Consulta la pubblicazione su PubMed
Murray G. et al. Guideline for the Safe Use of Hyaluronidase in Aesthetic Medicine, Including Modified High-Dose Protocol. Journal of Clinical and Aesthetic Dermatology. 2021.
Richiedi una valutazione personalizzata
Hai effettuato un rinofiller e stai pensando alla rinoplastica?
La prima fase consiste nel ricostruire i trattamenti eseguiti e valutare le condizioni attuali del naso. La visita permette di stabilire se sia preferibile attendere, ricorrere alla ialuronidasi o programmare direttamente l’intervento.
Puoi prenotare una visita presso la Clinica Pallaoro di Padova oppure richiedere una prima consulenza per immagini.
Informazione medica importante
I risultati possono variare in base alle caratteristiche individuali. La valutazione specialistica personalizzata è indispensabile per verificare l’indicazione e pianificare il trattamento in sicurezza.




