La chirurgia plastica è spesso narrata come la ricerca di una perfezione ideale. Tuttavia, nei corridoi della clinica, assistiamo a una realtà molto più profonda: la chirurgia come strumento di riparazione dell’identità. Il video che documentiamo oggi riguarda una paziente che ha subito una mastectomia al seno sinistro. A due mesi e mezzo dall’intervento ricostruttivo, il risultato non è solo un successo tecnico, ma una vera rinascita umana.
Ricostruire un seno dopo una mastectomia non significa solo “riempire un vuoto”, ma ricreare un equilibrio complesso tra un organo naturale e uno ricostruito. Il Dott. Carlo Alberto Pallaoro ha adottato una strategia combinata per ottenere un risultato armonico globale:
- Ricostruzione con protesi (Seno Sinistro): Dopo la perdita del tessuto ghiandolare, la sfida è restituire morbidezza e proiezione. L’inserimento di una protesi sottomuscolare o sottoghiandolare (a seconda del caso clinico) permette di ricreare il volume perduto, proteggendo al contempo i tessuti cutanei assottigliati.
- Mastoplastica riduttiva di simmetrizzazione (Seno destro): Spesso, il seno controlaterale sano appare più pesante o cadente rispetto a quello ricostruito. Riducendone il volume (mastoplastica riduttiva) e sollevandolo (mastopessi), si ottiene un’armonia visiva che rende difficile distinguere, a un primo sguardo, il seno operato da quello naturale.
- Il trapianto di areola: Il dettaglio che restituisce integrità: La mancanza del complesso areola-capezzolo è uno dei segni più traumatici della mastectomia. In questo caso, è stata utilizzata una tecnica d’eccellenza: il prelievo di una porzione di areola dal seno sano per trapiantarla su quello ricostruito. Questo garantisce una coerenza cromatica e strutturale che nessun tatuaggio o protesi esterna potrebbe mai replicare.
La prospettiva psicologica: Guarire l’immagine corporea
Se il chirurgo opera sui tessuti, l’effetto dell’intervento agisce sulla psiche. La mastectomia impone spesso un “lutto del corpo”: la perdita di un simbolo di femminilità, maternità e sensualità.
- Il recupero dell’integrità: Vedersi nuovamente allo specchio con una silhouette completa aiuta la paziente a chiudere il capitolo della “malattia” per aprire quello della “guarigione”. Il seno ricostruito funge da ponte psicologico verso il ritorno alla normalità.
- La riduzione dello stress post-traumatico: La visione quotidiana della cicatrice della mastectomia agisce come un costante promemoria del trauma subito. La ricostruzione mitiga questo impatto, permettendo alla donna di riappropriarsi della propria privacy e del proprio comfort sociale (indossare un costume, un abito scollato, muoversi con disinvoltura).
- L’anima “contenta”: Come si evince dalle parole del chirurgo nel video, la soddisfazione della paziente è il fine ultimo. Il benessere psicologico accelera anche il recupero fisico, poiché una mente positiva stimola una risposta immunitaria e rigenerativa più forte.
Un percorso condiviso
A due mesi e mezzo, i tessuti sono ancora in fase di assestamento. Le cicatrici sono ancora rosacee e maggiormente visibili. L’edema non è del tutto riassorbito e la forma definitiva deve ancora svelarsi. Certamente la direzione è chiara e netta. La chirurgia ricostruttiva post-mastectomia non è un lusso, ma un diritto alla bellezza e alla salute intesa come stato di completo benessere fisico e mentale.
In questo video non vediamo solo un atto medico, ma il passaggio cruciale in cui una donna smette di essere “paziente” e torna a essere, pienamente, se stessa.




