La medicina rigenerativa ha introdotto una rivoluzione nel trattamento degli inestetismi cutanei, spostando l’attenzione dalla semplice correzione chirurgica alla vera e propria rigenerazione biologica dei tessuti. Tra le innovazioni più significative spicca il Nanofat, un’evoluzione ultra-selettiva del tradizionale lipofilling, specificamente progettata per sfruttare il potenziale delle cellule staminali di derivazione adiposa. Le cicatrici, siano esse esiti di interventi chirurgici, traumi o acne, rappresentano spesso una sfida complessa poiché il tessuto cicatriziale è per definizione un tessuto “povero”, privo di elasticità, vascolarizzazione e della normale struttura dermica. L’approccio con il Nanofat permette di agire direttamente sulla qualità biologica di queste aree, iniettando una sospensione cellulare ricca di fattori di crescita che stimolano il corpo a riparare se stesso dall’interno. Questa tecnica non mira a “riempire” il volume mancante come farebbe un filler, ma a trasformare la texture e la morbidezza della pelle, rendendo le cicatrici meno evidenti, più elastiche e cromaticamente omogenee al tessuto circostante. Presso la Clinica Pallaoro, l’applicazione di questo protocollo rappresenta l’eccellenza nel campo della medicina rigenerativa, offrendo ai pazienti una soluzione autologa, ovvero derivata dal proprio corpo, eliminando ogni rischio di rigetto o reazione allergica. Il paziente che si approccia a questo trattamento cerca non solo un miglioramento estetico, ma un recupero funzionale della pelle, che torna a respirare e a rispondere agli stimoli biologici in modo naturale. In questo articolo approfondiremo come il potere delle cellule staminali mesenchimali possa fare la differenza nel percorso di guarigione delle cicatrici più difficili.
Cosa sono le cellule staminali del tessuto adiposo?
Per comprendere l’efficacia del Nanofat, è necessario analizzare il materiale biologico utilizzato. All’interno del nostro grasso corporeo non sono presenti solo adipociti (cellule che immagazzinano i lipidi), ma anche una preziosa riserva di cellule staminali mesenchimali contenute nella cosiddetta frazione vascolare stromale (SVF). Queste cellule sono “multipotenti”, il che significa che hanno la straordinaria capacità di differenziarsi in diversi tipi cellulari e, soprattutto, di secernere sostanze pro-rigenerative. Quando parliamo di cellule staminali mesenchimali, ci riferiamo a unità biologiche capaci di ridurre l’infiammazione cronica tipica delle cicatrici ipertrofiche e di promuovere la neovascolarizzazione, ovvero la creazione di nuovi piccoli vasi sanguigni che portano nutrimento e ossigeno a un tessuto precedentemente asfittico e indurito. Il tessuto adiposo è oggi considerato la fonte più ricca e accessibile di queste cellule, superando persino il midollo osseo per concentrazione e facilità di prelievo.
La tecnica Nanofat: procedura e prelievo
La procedura di preparazione del Nanofat è un processo di micro-filtrazione meccanica estremamente raffinato. Inizialmente, si procede con una micro-liposuzione in anestesia locale, prelevando una minima quantità di grasso (solitamente dai fianchi o dall’addome). Questo grasso viene poi processato attraverso una serie di passaggi tra siringhe collegate da appositi filtri che frammentano il tessuto adiposo fino a renderlo una sospensione liquida ed emulsionata. Durante questo processo, gli adipociti maturi vengono eliminati, poiché troppo grandi per essere iniettati superficialmente, mentre vengono isolate e concentrate le cellule staminali e i fattori di crescita. Il risultato finale è un siero cellulare che può essere iniettato con aghi sottilissimi, simili a quelli usati per il botulino, direttamente nel derma superficiale della cicatrice. Questa metodica differenzia il Nanofat dal classico lipofilling, dove l’obiettivo è il ripristino dei volumi; qui, l’obiettivo è esclusivamente la rigenerazione della qualità cutanea.
Nanofat: le cellule staminali migliorano le cicatrici atrofiche e ipertrofiche
Le cicatrici si dividono principalmente in due categorie: atrofiche (infossate) e ipertrofiche (rilevate e dure). Il Nanofat si è dimostrato efficace in entrambi i casi, seppur con meccanismi differenti. Nelle cicatrici atrofiche, la stimolazione dei fibroblasti porta alla produzione di nuovo collagene ed elastina, “rimpolpando” biologicamente la depressione cutanea e rendendo la superficie più regolare. Nelle cicatrici ipertrofiche o cheloidee (previa stabilizzazione), l’azione antinfiammatoria delle cellule staminali aiuta ad ammorbidire la struttura fibrosa eccessiva, riducendo quella sensazione di tensione e prurito spesso associata. Il miglioramento non è solo visivo: la pelle diventa più soffice al tatto e meno rigida nei movimenti, un aspetto fondamentale quando la cicatrice si trova in prossimità di articolazioni o zone dinamiche del volto. L’iniezione di cellule staminali migliorano le cicatrici anche dal punto di vista cromatico, attenuando il rossore o l’iperpigmentazione tipica dei tessuti danneggiati.
Perché il Nanofat è efficace sulle cicatrici da acne e da trauma
Le cicatrici lasciate dall’acne sono tra le più difficili da trattare a causa della loro natura fibrosa e profonda. Molti pazienti si sottopongono a numerosi cicli di laser senza ottenere risultati definitivi perché il problema risiede nel “pavimento” dermico che è collassato. Il Nanofat sulle cicatrici da acne agisce come un fertilizzante biologico: non si limita a levigare la superficie, ma rigenera il supporto sottostante. Anche nel caso di cicatrici da trauma o esiti di precedenti interventi chirurgici, il trattamento permette di “scollare” le aderenze profonde grazie all’azione meccanica dell’iniezione e alla successiva spinta rigenerativa delle cellule. Un esempio comune è il trattamento delle cicatrici post-operatorie in zone visibili, dove l’obiettivo è rendere il segno quasi invisibile. In molti casi, la combinazione tra chirurgia delle cicatrici e Nanofat offre i risultati più completi, unendo la precisione del bisturi alla forza della biologia
Le cicatrici lasciate dall’acne sono tra le più difficili da trattare a causa della loro natura fibrosa e profonda. Molti pazienti si sottopongono a numerosi cicli di laser senza ottenere risultati definitivi perché il problema risiede nel “pavimento” dermico che è collassato. Il Nanofat sulle cicatrici da acne agisce come un fertilizzante biologico: non si limita a levigare la superficie, ma rigenera il supporto sottostante. Anche nel caso di cicatrici da trauma o esiti di precedenti interventi chirurgici, il trattamento permette di “scollare” le aderenze profonde grazie all’azione meccanica dell’iniezione e alla successiva spinta rigenerativa delle cellule. Un esempio comune è il trattamento delle cicatrici post-operatorie in zone visibili, dove l’obiettivo è rendere il segno quasi invisibile. In molti casi, la combinazione tra chirurgia delle cicatrici e Nanofat offre i risultati più completi, unendo la precisione del bisturi alla forza della biologia
I vantaggi della rigenerazione biologica rispetto alla chirurgia correttiva
Scegliere il Nanofat significa optare per un approccio mini-invasivo che presenta numerosi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale di revisione delle cicatrici. Innanzitutto, si tratta di un trattamento autologo, il che garantisce la totale biocompatibilità: il corpo riconosce le proprie cellule e le integra immediatamente nel processo riparativo. Non c’è rischio di allergie o di rigetto. Inoltre, a differenza di una nuova incisione chirurgica che creerebbe inevitabilmente un’altra cicatrice, il Nanofat lavora sul tessuto esistente per migliorarlo. I tempi di recupero sono minimi: il paziente può presentare un leggero gonfiore o qualche piccola ecchimosi per 48-72 ore, ma può tornare immediatamente alle proprie attività quotidiane. È una soluzione ideale per chi desidera un miglioramento naturale e progressivo, senza lo stress di un intervento invasivo in sala operatoria.
Il protocollo della Clinica Pallaoro per il trattamento delle cicatrici
Presso la Clinica Pallaoro, il trattamento delle cicatrici con Nanofat non è mai considerato un intervento isolato, ma parte di un protocollo personalizzato. Ogni cicatrice è unica per origine, posizione e tipologia di pelle del paziente. Durante la consulenza specialistica, viene valutata la vascolarizzazione del tessuto e la profondità del danno. Il nostro protocollo prevede l’utilizzo di strumentazione di filtrazione di ultima generazione per garantire la massima vitalità cellulare della frazione vascolare stromale. In alcuni casi, il trattamento può essere associato a sedute di laser frazionato o a infiltrazioni di piastrine (PRP) per potenziare ulteriormente l’effetto finale.
Risultati attesi e durata dei benefici
Uno dei dubbi più comuni riguarda la stabilità dei risultati. A differenza dei filler riassorbibili (come l’acido ialuronico), che svaniscono dopo alcuni mesi, i benefici del Nanofat sono a lungo termine. Una volta che le cellule staminali hanno innescato il processo di rigenerazione e la produzione di nuovo collagene, il tessuto rimane stabilmente migliorato. I primi cambiamenti qualitativi si osservano dopo circa 4-6 settimane, tempo necessario affinché il turnover cellulare e la sintesi proteica abbiano luogo. La pelle appare più luminosa, la trama cutanea più compatta e la cicatrice meno percepibile alla vista e al tatto. In casi di cicatrici particolarmente profonde o estese, possono essere necessarie 2 o 3 sessioni distanziate di alcuni mesi per ottenere la massima rigenerazione possibile, ma i miglioramenti ottenuti sono permanenti poiché legati a una reale ristrutturazione biologica del derma.
Preparazione al trattamento e post-operatorio
La preparazione al Nanofat è estremamente semplice. Si consiglia di evitare l’assunzione di farmaci anti-infiammatori o aspirina nella settimana precedente per ridurre il rischio di piccoli lividi. Trattandosi di una procedura ambulatoriale eseguita in anestesia locale, non è necessario il digiuno stretto, a meno che non si decida per una sedazione leggera. Nel post-operatorio, la zona trattata deve essere protetta dai raggi solari con filtri ad alta protezione per evitare discromie durante la fase di guarigione. Non sono necessari bendaggi complessi, ma solo una piccola medicazione compressiva sulla zona di prelievo del grasso per un paio di giorni. Il paziente avvertirà una sensazione di turgore che svanirà rapidamente, lasciando spazio a una pelle visibilmente più sana. È importante seguire le indicazioni della Clinica Pallaoro per quanto riguarda l’applicazione di creme emollienti specifiche che possano coadiuvare l’azione delle cellule staminali mesenchimali.
Il futuro della pelle è nel proprio grasso
In conclusione, il Nanofat rappresenta l’apice della sintesi tra chirurgia plastica e biologia cellulare. La capacità di utilizzare le proprie risorse interne per riparare i danni del passato apre scenari straordinari per chi convive con il disagio di una cicatrice visibile. Le cellule staminali migliorano le cicatrici non solo “nascondendole”, ma curando il tessuto alla radice. Grazie a questa tecnica, la Clinica Pallaoro continua a offrire soluzioni d’avanguardia che rispettano l’integrità del corpo e mirano a una bellezza autentica e duratura. Se desiderate trasformare un segno indelebile in una pelle rigenerata e vitale, il protocollo Nanofat è oggi la scelta più sicura ed efficace nel panorama della medicina rigenerativa.
FAQ – Domande frequenti sul Nanofat
Il trattamento Nanofat è doloroso?
No, la procedura viene eseguita in anestesia locale sia nella zona di prelievo che in quella di iniezione. Il paziente avverte solo una leggera pressione o fastidio durante l’infiltrazione, paragonabile a un comune trattamento di medicina estetica.
Quante sedute sono necessarie per vedere risultati sulle cicatrici?
Molti pazienti notano un miglioramento significativo già dopo la prima seduta. Tuttavia, per cicatrici molto fibrose o profonde (come quelle da acne grave), possono essere raccomandati 2 o 3 trattamenti a distanza di 4-6 mesi l’uno dall’altro.
Esistono controindicazioni all’uso delle cellule staminali autologhe?
Le controindicazioni sono pochissime, poiché il materiale è autologo (proprio del paziente). È sconsigliato in caso di infezioni attive nella zona da trattare, patologie della coagulazione non controllate o in presenza di neoplasie cutanee non risolte.
Qual è la differenza tra Lipofilling e Nanofat?
Il lipofilling serve a dare volume (riempire guance, labbra o solchi profondi) utilizzando cellule adipose intere. Il Nanofat è un’emulsione liquida priva di cellule adipose mature ma ricchissima di cellule staminali, utilizzata esclusivamente per migliorare la qualità e la texture della pelle.




